Antico Egitto, comunicare con gli dèi e la devozione

Divinità antropomorfe

Vi proponiamo il video girato al Museo Egizio di Torino, dove, il Direttore, il dott. Greco ci spiega appunto il significato del libro dei morti e a seguire una piccola descrizione tratta dalla mostra Sotto il cielo di Nut

La straordinaria varietà e complessità iconografica degli dèi egizi è il fulcro tematico della seconda sezione espositiva.
Forme antropomorfe accanto a forme completamente animali (teriomorfe) e a forme ibride-caratterizzate da corpi umani e teste animali o viceversa-sono tutte possibili ed intercambiabili modalità figurative che rispondono all’esigenza di esplicitare la natura e il potere di un’entità divina, la cui vera essenza e il cui “vero nome” restano in ultima analisi inconoscibili all’uomo.
In questa sezione vengono illustrate alcune divinità del ricco pantheon egizio, nelle loro possibili forme iconografiche; una selezione di reperti e mummie animali consente di affrontare il tema del culto degli animali nell’antico Egitto.
Tale culto è documentato soprattutto nell’Egitto faraonico più tardo (I millennio a.C.) e nella successiva epoca tolemaico-romana (IV sec. a.C. – II. d.C. ca.).

La dea egizia Maat costituisce un elemento decisivo descritto dal Libro dei Morti (cap. 125): dopo la confessione negativa, cioè la proclamazione di non aver commesso una serie di peccati, il cuore del defunto viene posto su un piatto di una bilancia, mentre sull’altro è deposta la piuma di Maat, cioè Maat stessa in quanto ‘Verità’; se i pesi sono in equilibrio, è provata la verità della confessione negativa.

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